Concorrenza di mercato: come tanti generici influenzano i prezzi e la disponibilità dei farmaci

Concorrenza di mercato: come tanti generici influenzano i prezzi e la disponibilità dei farmaci

Quando un farmaco di marca perde la brevetto, dovrebbe entrare una folla di generici a far scendere i prezzi. E invece, spesso, non è così. Anche con dieci aziende che producono lo stesso farmaco, i prezzi possono rimanere alti. Perché? La risposta non è nella quantità di concorrenti, ma in come si comportano tra loro.

La promessa dei generici: prezzi più bassi, ma non sempre

Il sistema dei farmaci generici è stato costruito per fare una cosa semplice: far risparmiare soldi alla sanità. Negli Stati Uniti, i generici coprono il 90,3% delle prescrizioni, ma solo il 23,4% della spesa totale. Questo significa che, in teoria, ogni generico che entra sul mercato dovrebbe tagliare i prezzi in modo drastico. E infatti, quando entra il primo generico, il prezzo cade del 30-39%. Con due concorrenti, scende del 54%. Con sei o più, il prezzo può calare del 95%.

Ma qui arriva il problema: questa caduta non avviene mai in modo uniforme. In molti casi, anche con tre o quattro generici in commercio, il prezzo resta vicino a quello del farmaco originale. Perché? Perché le aziende non si comportano come in un mercato teorico. Si muovono in modo strategico, e spesso collaborano senza dirlo.

La collusioni silenziose: quando i concorrenti si evitano

In Portogallo, un gruppo di ricercatori ha studiato i farmaci per il colesterolo (statine). C’erano sette generici disponibili, eppure i prezzi non scendevano. Perché? Perché il sistema di tetti massimi di prezzo imposto dal governo ha creato una specie di accordo silenzioso. Ogni azienda sa che se abbassa il prezzo, le altre lo faranno lo stesso. Ma se tutti abbassano, tutti guadagnano meno. Quindi, nessuno lo fa. Restano tutti al massimo consentito. È come se ci fosse un accordo non scritto: non ci battiamo, così nessuno perde.

Questo fenomeno si chiama “mutuo forbearance”. Non è illegalità, ma è un comportamento che blocca la concorrenza. E non succede solo in Portogallo. Succede quando i mercati sono piccoli, quando i farmaci sono usati da pochi pazienti, o quando i distributori hanno troppo potere.

Chi controlla davvero il mercato? I gestori dei farmaci

Negli Stati Uniti, il 90% degli acquisti di farmaci è gestito da tre grandi società chiamate Pharmacy Benefit Managers (PBMs). Queste aziende negoziano i prezzi con i produttori, decidono quali farmaci mettere nelle liste, e spesso scelgono quelli con i margini più alti, non quelli più economici. Perché? Perché guadagnano una percentuale sul prezzo di vendita. Se un farmaco costa 10 euro, e loro prendono il 15%, guadagnano 1,50 euro. Se il prezzo scende a 2 euro, guadagnano solo 30 centesimi.

Quindi, anche se ci sono dieci generici, se il PBM preferisce uno con un prezzo più alto perché gli dà più profitto, gli altri restano in disparte. La concorrenza esiste sulla carta, ma non nel portafoglio del paziente.

Interno di una farmacia con bottiglie generiche e figure corporate in silenzio.

La trappola del farmaco complesso

Non tutti i farmaci sono uguali. Un’aspirina è facile da copiare. Ma un farmaco per il cancro, che deve essere somministrato con un sistema di rilascio preciso, è un’altra storia. Per produrre un generico di un farmaco complesso, l’azienda deve dimostrare che è identico in ogni dettaglio: la forma, la velocità di assorbimento, la stabilità, la purezza. Questo richiede studi costosi, che possono costare milioni di dollari.

Per questo, solo le grandi aziende possono entrare in questi mercati. Le piccole non ce la fanno. E così, anche se ci sono tre generici, in realtà sono solo tre grandi gruppi che si dividono il mercato. Non c’è vera concorrenza. C’è un monopolio con più nomi.

Il paradosso del farmaco originale: quando il prezzo sale

Un altro effetto strano: a volte, quando entra un generico, il farmaco originale aumenta di prezzo. Sì, avete letto bene. In Cina, uno studio ha trovato che su 27 farmaci di marca, 3 sono aumentati di prezzo dopo l’ingresso dei generici. Perché? Perché i produttori di marca pensano: “Se la gente mi compra meno, allora devo guadagnare di più su chi mi compra ancora”.

Questo succede soprattutto con farmaci per malattie croniche, dove i pazienti sono fedeli al marchio. Pensano che il farmaco originale sia più sicuro, anche se non è vero. E i medici, a volte, continuano a prescriverlo per abitudine. Così, il brand può alzare i prezzi per compensare la perdita di volume. E i generici? Restano in ombra.

La minaccia dei brevetti e dei “pagamenti per ritardo”

Le aziende di farmaci di marca non aspettano che il brevetto scada. Creano una rete di brevetti secondari: per la forma della compressa, per il processo di produzione, per il packaging. Ogni brevetto può bloccare un generico per anni. E quando un generico riesce a entrare, a volte il brand lo compra. Non per produrlo, ma per farlo sparire.

Questo si chiama “pay-for-delay”. Il brand paga il generico per non entrare sul mercato. È illegale negli Stati Uniti, ma succede ancora. E quando succede, il mercato rimane con un solo prodotto, anche se ce ne sarebbero dieci pronti. Il risultato? Prezzi alti, pazienti che pagano di più.

Paziente su un balcone con pillole fluttuanti nel cielo al sorgere del sole.

La salvezza: più concorrenti = meno carenze

Ma non tutto è negativo. Quando ci sono tre o più produttori di un farmaco generico, il sistema diventa più resistente. Tra il 2018 e il 2022, i farmaci con un solo produttore hanno avuto il 67% in più di interruzioni di fornitura rispetto a quelli con tre o più produttori. Perché? Perché se una fabbrica si rompe, un’altra può coprire. Se un produttore va in bancarotta, gli altri continuano.

Questa è l’unica vera vittoria della concorrenza multipla: la sicurezza. Non è il prezzo più basso che conta, ma il fatto che il farmaco sia sempre disponibile. E questo, per i pazienti con malattie croniche, è vitale.

Il futuro: i prezzi fissati dal governo e i farmaci biologici

Negli Stati Uniti, la legge Inflation Reduction Act del 2022 ha introdotto un nuovo sistema: il governo fissa un prezzo massimo equo per alcuni farmaci di marca. Ma questo crea un nuovo problema. Se il prezzo massimo è troppo basso, i produttori di generici non guadagnano abbastanza per produrli. E così, non entrano. Il risultato? Meno concorrenza, meno opzioni, e prezzi che non scendono mai.

E poi ci sono i farmaci biologici. Non sono come le pillole. Sono proteine complesse, prodotte in cellule vive. Copiarli è quasi impossibile. I generici di questi farmaci si chiamano biosimilari, e costano solo il 15-30% in meno, non il 95%. E non ci sono tanti produttori. Per ora, la concorrenza è ancora debole. Ma questo è il prossimo fronte.

Cosa cambia davvero?

Il numero di concorrenti non è il problema. Il problema è il sistema. Se il governo fissa i prezzi, se i distributori scelgono cosa vendere, se i brevetti bloccano l’ingresso, se i farmaci sono troppo complessi da copiare - allora anche cento generici non fanno la differenza.

La vera concorrenza non è quando ce ne sono tanti. È quando ce ne sono tanti che possono entrare, e quando nessuno può bloccarli. È quando i prezzi scendono perché i produttori devono competere, non perché il governo li obbliga.

Per ora, il sistema è ancora troppo complicato. E i pazienti pagano il prezzo.

Commenti (9)

Scrivi un commento ( Tutti i campi sono obbligatori )